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Tavolara, allarme ambientale: yacht e caldo mettono a rischio l’isola

Tavolara torna al centro dell’attenzione per lo stato di salute del suo ecosistema marino, messo a dura prova dalla crescente pressione turistica e dagli effetti del riscaldamento climatico. L’isola, simbolo del golfo di Olbia e cuore dell’omonima Area Marina Protetta, registra ogni estate un flusso sempre più intenso di imbarcazioni, tra cui yacht di grandi dimensioni che stazionano nelle acque circostanti.

Secondo quanto emerso da chi frequenta e monitora l’area, il fenomeno degli ancoraggi non sempre regolamentati rappresenta una delle criticità più evidenti. Le ancore delle imbarcazioni più grandi possono infatti danneggiare le praterie di posidonia oceanica, pianta marina fondamentale per l’ossigenazione delle acque e per la tutela della biodiversità del fondale, oltre che baluardo naturale contro l’erosione costiera.

Il fattore clima

A complicare il quadro si aggiunge il progressivo innalzamento delle temperature marine, che negli ultimi anni ha modificato gli equilibri dell’ecosistema attorno all’isola. L’aumento del calore del mare favorisce la comparsa di specie aliene e altera i cicli riproduttivi di numerose specie autoctone, rendendo l’area più vulnerabile e meno resiliente rispetto al passato.

Tavolara, insieme a Molara e alle isole minori dell’arcipelago, rientra nell’Area Marina Protetta Tavolara Punta Coda Cavallo, istituita per tutelare uno degli ambienti costieri più preziosi della Gallura. La zona attrae ogni anno migliaia di visitatori, tra bagnanti, diportisti e turisti che scelgono di raggiungere l’isola in barca durante la stagione estiva, contribuendo in maniera significativa all’economia turistica di Olbia e dei comuni limitrofi.

Le implicazioni per il territorio

Il tema dell’equilibrio tra sviluppo turistico e tutela ambientale non è nuovo per la Gallura, ma negli ultimi anni assume contorni sempre più urgenti. La sostenibilità della fruizione turistica di aree sensibili come Tavolara è considerata da più parti una priorità per garantire la conservazione dell’ecosistema marino nel lungo periodo, senza penalizzare un settore, quello del turismo nautico, che rappresenta una risorsa economica rilevante per l’intero territorio olbiese e per la Costa Smeralda.

Restano al momento da definire eventuali interventi concreti di monitoraggio o regolamentazione degli accessi e degli ancoraggi, temi su cui si concentra l’attenzione di chi opera nella gestione dell’area protetta.