La Sardegna è tra le regioni italiane più esposte al rischio di desertificazione e la Gallura, secondo quanto emerso dalle analisi ambientali più recenti, rientra tra le aree del territorio isolano dove il fenomeno mostra segnali di maggiore criticità.
Il termine “desertificazione” non indica soltanto l’avanzata del deserto in senso stretto, ma il progressivo degrado dei terreni fertili, causato da una combinazione di fattori climatici e umani: siccità prolungate, erosione del suolo, sfruttamento eccessivo delle risorse idriche, incendi e abbandono delle aree rurali. Un processo lento ma difficile da invertire, che negli ultimi decenni ha interessato porzioni crescenti del territorio sardo, dal Sulcis alla Nurra, fino appunto alla Gallura.
Le cause del fenomeno in Gallura
Nel territorio gallurese concorrono diversi elementi di vulnerabilità: la ricorrenza di stagioni siccitose, l’aumento delle temperature medie registrato negli ultimi anni, la pressione turistica estiva che incide sui consumi idrici e gli incendi boschivi che negli anni passati hanno colpito ripetutamente le aree interne tra Olbia, Tempio Pausania e i comuni collinari della zona. A questi fattori si aggiunge la natura dei suoli, spesso sottili e poco capaci di trattenere acqua, particolarmente sensibili all’erosione quando la copertura vegetale viene meno.
Le conseguenze non riguardano solo l’ambiente in senso stretto. La perdita di fertilità dei terreni ha ripercussioni dirette sull’agricoltura e sulla pastorizia, attività ancora presenti in diverse zone dell’entroterra gallurese, e può tradursi in un progressivo spopolamento delle aree rurali già fragili dal punto di vista demografico.
Un problema che riguarda tutta la costa e l’entroterra
Se le zone interne appaiono più esposte al degrado dei suoli agricoli, anche le aree costiere e turistiche della Gallura e della Costa Smeralda non sono immuni dagli effetti indiretti del fenomeno. La disponibilità di acqua dolce, già sotto pressione nei mesi estivi per l’afflusso turistico tra Olbia, Porto Cervo, Porto Rotondo e Baja Sardinia, rischia di risentire ulteriormente di stagioni sempre più siccitose e di una minore capacità dei terreni di trattenere le riserve idriche.
Gli esperti che studiano il fenomeno a livello regionale sottolineano come la desertificazione in Sardegna non sia un rischio futuro, ma un processo già in atto, che richiede politiche di gestione del territorio, degli invasi idrici e delle attività agricole capaci di limitarne gli effetti nel medio-lungo periodo. Per la Gallura, territorio in cui convivono agricoltura, pastorizia e un’economia fortemente legata al turismo, la questione assume un peso specifico: la tutela delle risorse naturali diventa condizione necessaria anche per la sostenibilità futura del comparto turistico che caratterizza l’intera costa nord-orientale dell’isola.
