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SLA, l’assessore Saggese: “Più cure a casa e aiuto ai caregiver”

Massimo sforzo per garantire ai malati di Sclerosi Laterale Amiotrofica cure adeguate a domicilio e percorsi di inclusione sociale, senza dimenticare chi assiste quotidianamente questi pazienti. È l’impegno annunciato dall’assessore alla Sanità della Regione Campania, Saggese, che ha posto l’accento sulla necessità di potenziare i servizi territoriali dedicati a chi convive con questa patologia neurodegenerativa.

La SLA colpisce progressivamente i motoneuroni, compromettendo nel tempo la capacità di movimento, parola, deglutizione e respirazione. Una malattia che, oltre al paziente, coinvolge in maniera pesante l’intero nucleo familiare, spesso costretto a riorganizzare la propria vita per garantire assistenza continua.

Il ruolo dei caregiver

Al centro delle dichiarazioni dell’assessore campano c’è proprio la figura del caregiver, ovvero il familiare o la persona che si occupa in prima persona del malato. Un ruolo spesso sottovalutato dal punto di vista istituzionale, nonostante il carico fisico, psicologico ed economico che comporta. Saggese ha ribadito la necessità di strutturare forme di sostegno concrete per chi vive questa condizione, evitando che il peso dell’assistenza ricada esclusivamente sulle famiglie.

Un tema che riguarda anche la Sardegna

La questione dell’assistenza domiciliare per i malati di SLA e del supporto ai caregiver non riguarda soltanto la Campania, ma rappresenta un tema di rilevanza nazionale, che coinvolge anche i territori della Gallura e della Costa Smeralda, dove le famiglie che affrontano patologie neurodegenerative si confrontano quotidianamente con la necessità di servizi sanitari territoriali efficienti e con la carenza, in molte aree periferiche, di strutture specializzate vicine a casa.

Il dibattito acceso dalle parole dell’assessore campano riporta l’attenzione su un nodo cruciale delle politiche sanitarie regionali in tutta Italia: la capacità dei sistemi sanitari locali di garantire cure domiciliari dignitose, riducendo il ricorso all’ospedalizzazione e sostenendo al contempo chi si prende cura dei malati ogni giorno, spesso senza un adeguato riconoscimento istituzionale ed economico.