Attualità

Plastica in mare, l’allarme sulle coste della Gallura

L’emergenza plastica torna a preoccupare le coste di Olbia, della Gallura e della Costa Smeralda. Segnalazioni di rifiuti in plastica accumulati lungo gli arenili e dispersi nelle acque antistanti alcune delle spiagge più note del litorale gallurese hanno riportato al centro dell’attenzione un problema che, negli ultimi anni, non ha mai smesso di riguardare il territorio.

Il fenomeno interessa in particolare i tratti di costa più esposti alle correnti marine, dove bottiglie, sacchetti, imballaggi e microplastiche tendono ad accumularsi con maggiore frequenza. Un problema che non risparmia neppure le zone più pregiate della Costa Smeralda, da Porto Cervo a Baja Sardinia, dove l’immagine di un mare incontaminato rappresenta da sempre uno dei principali biglietti da visita per l’economia turistica locale.

Un problema ambientale ed economico

La presenza di plastica in mare non è solo una questione estetica. Gli esperti ambientali ricordano da tempo come i rifiuti plastici, una volta dispersi nell’acqua, si degradino in frammenti sempre più piccoli, le cosiddette microplastiche, capaci di entrare nella catena alimentare marina e di rappresentare un rischio sia per la fauna ittica sia, indirettamente, per l’uomo.

Per un territorio come la Gallura, la cui economia dipende in larga parte dal turismo balneare e dalla pesca, l’inquinamento da plastica rappresenta una minaccia diretta. Spiagge pulite e mare trasparente sono elementi imprescindibili per l’attrattività di località come Olbia, Golfo Aranci, San Teodoro e le altre mete della costa nord-orientale della Sardegna.

Le possibili cause

Tra le cause più frequentemente indicate figurano la cattiva gestione dei rifiuti urbani, le correnti marine che trasportano detriti anche da zone lontane, e l’aumento della pressione turistica nei mesi estivi, quando la produzione di rifiuti tende a crescere in modo significativo lungo tutto il litorale.

Le associazioni ambientaliste e gli enti locali sono da tempo impegnati in campagne di sensibilizzazione e in operazioni periodiche di pulizia degli arenili, ma il fenomeno richiede, secondo quanto emerso da più parti, un approccio strutturale che coinvolga la gestione dei rifiuti a monte, oltre a un maggiore controllo sulle attività che insistono sulla fascia costiera.

La questione resta aperta e destinata a tornare d’attualità con l’avvicinarsi della stagione turistica, quando l’affluenza di visitatori lungo le coste della Gallura e della Costa Smeralda raggiunge il suo picco annuale.