Cultura

Olbia riscopre le regine del Medioevo gallurese

Olbia si prepara a fare un salto indietro nel tempo, fino al periodo dei Giudicati, con un’iniziativa culturale dedicata alla Gallura medievale e alle sue “regine”: le donne che, tra XI e XIV secolo, hanno rivestito ruoli di governo in un territorio allora suddiviso in giudicati autonomi.

L’appuntamento, pensato per raccontare al pubblico una fase storica spesso poco conosciuta, mette al centro il Giudicato di Gallura, uno dei quattro regni in cui la Sardegna medievale si articolava prima della dominazione aragonese, insieme a Cagliari, Arborea e Torres.

Un patrimonio storico da riscoprire

La storia dei giudicati sardi rappresenta un unicum nel panorama medievale italiano: forme di governo autonome, con proprie leggi, proprie corti e, in diversi casi, figure femminili al comando. La più nota rimane Eleonora d’Arborea, ma anche il Giudicato di Gallura, con capitale storica a Civita (l’attuale Olbia), ha conosciuto momenti di governo affidati a donne appartenenti a famiglie giudicali, spesso attraverso matrimoni strategici con casate pisane e genovesi che nel tempo estesero la propria influenza sull’isola.

Il territorio gallurese, proprio per la sua posizione strategica affacciata sul Tirreno, fu conteso a lungo tra potenze marinare e nobiltà locale, un intreccio di alleanze e conflitti che ha lasciato tracce ancora visibili nell’architettura e nella toponomastica di Olbia e dei centri vicini.

Un’occasione per il territorio

Iniziative come questa puntano a valorizzare un capitolo di storia locale che raramente trova spazio nei circuiti turistici tradizionali, più concentrati sulla Costa Smeralda contemporanea che sulle radici medievali della città. Per Olbia, che conserva testimonianze archeologiche del periodo giudicale, si tratta di un’occasione per rafforzare l’offerta culturale e attrarre un pubblico interessato alla storia locale, in un momento dell’anno in cui la città cerca di destagionalizzare la propria proposta turistica oltre i mesi estivi.

L’iniziativa si inserisce in un filone di eventi che, negli ultimi anni, hanno riportato l’attenzione sulla storia medievale della Gallura, spesso oscurata dalla narrazione più recente legata al boom turistico della costa.