Le microverdure potrebbero diventare una soluzione concreta per garantire cibo fresco agli astronauti durante le missioni spaziali di lunga durata. Lo ha spiegato il ricercatore dell’Enea Nardi, illustrando i risultati di uno studio dedicato a queste coltivazioni.
Le microverdure sono ortaggi raccolti nelle primissime fasi di crescita, quando le foglioline appena spuntate concentrano un elevato contenuto di vitamine, sali minerali e antiossidanti. Rispetto alle piante adulte richiedono tempi di coltivazione molto ridotti, spazi minimi e quantità limitate di acqua e substrato, caratteristiche che le rendono particolarmente adatte ad ambienti confinati come quelli delle navicelle spaziali o delle basi extraterrestri.
Un cibo fresco anche fuori dall’atmosfera
Secondo quanto emerso dallo studio, la possibilità di coltivare microverdure a bordo delle missioni spaziali risponderebbe a un’esigenza concreta: fornire agli astronauti alimenti freschi, ricchi di nutrienti, senza dover fare affidamento esclusivamente su cibi liofilizzati o conservati a lungo termine. Un aspetto non secondario per la salute psicofisica degli equipaggi impegnati in permanenze prolungate lontano dalla Terra.
La ricerca si inserisce in un filone di studi più ampio che guarda alla produzione alimentare sostenibile in condizioni estreme, un tema che negli ultimi anni ha assunto rilevanza crescente in vista delle future missioni umane verso la Luna e Marte, dove la logistica degli approvvigionamenti rappresenta una delle sfide più complesse.
Ricadute anche sulla Terra
Le stesse tecniche di coltivazione intensiva in spazi ridotti, secondo i ricercatori, potrebbero avere applicazioni anche sul nostro pianeta, in particolare in contesti urbani dove la disponibilità di terreno agricolo è limitata. Le microverdure, già diffuse nella ristorazione di qualità per il loro apporto nutrizionale e le loro proprietà organolettiche, potrebbero infatti rappresentare una risorsa utile anche per l’agricoltura verticale e le coltivazioni indoor, settori in crescita anche in Sardegna e in Gallura, dove diverse realtà agricole stanno sperimentando forme di produzione a basso impatto ambientale.
Lo studio dell’Enea si aggiunge dunque a un filone di ricerca che unisce innovazione scientifica e sostenibilità, con potenziali applicazioni che vanno ben oltre la sola esplorazione spaziale.
