Olbia – Il ricorso a medici provenienti dall’estero per fronteggiare la carenza di personale sanitario in Sardegna non convince la Rete Sarda, che definisce la misura una soluzione tampone incapace di affrontare le cause profonde del problema.
La questione riguarda l’intera regione, ma si fa sentire con particolare intensità in Gallura, dove pronto soccorso, guardia medica e reparti ospedalieri fanno da anni i conti con organici insufficienti. Olbia, Tempio Pausania e i presidi minori della costa devono spesso gestire l’emergenza con turni sguarniti, mentre nei mesi estivi la pressione sulle strutture sanitarie aumenta drasticamente per l’afflusso turistico nella Costa Smeralda e lungo tutto il litorale gallurese.
La posizione della Rete Sarda
Secondo quanto emerso, la Rete Sarda ritiene che l’arrivo di medici dall’estero possa alleviare temporaneamente la pressione sui servizi, ma non intervenga sulle cause reali della fuga di personale medico dalla Sardegna: condizioni contrattuali poco competitive, carichi di lavoro eccessivi, difficoltà logistiche legate all’insularità e scarsa attrattività di molte sedi periferiche rispetto ai grandi centri della Penisola.
La rete chiede quindi interventi strutturali, capaci di rendere il sistema sanitario sardo più attrattivo per i professionisti già formati e per i giovani medici, invece di limitarsi a tappare i buchi negli organici con soluzioni destinate a durare poco.
Le implicazioni per il territorio gallurese
Per la Gallura la questione non è di poco conto. La carenza cronica di medici incide sui tempi di attesa nei pronto soccorso, sulla disponibilità della guardia medica nei comuni più piccoli e sulla capacità delle strutture sanitarie di garantire continuità assistenziale, soprattutto nei periodi di alta stagione turistica quando la popolazione presente sul territorio, tra Olbia, Arzachena, Santa Teresa Gallura e gli altri centri della costa, si moltiplica.
Il dibattito resta aperto: da un lato la necessità immediata di coprire i turni scoperti, dall’altro la richiesta di politiche sanitarie regionali che affrontino il problema alla radice, con investimenti su formazione, incentivi economici e migliori condizioni di lavoro per chi scelga di operare in Sardegna.
