Economia

Irpef, Cuzzilla: “Meno del 19% dei contribuenti paga i due terzi”

Meno del 19% dei contribuenti italiani versa quasi due terzi dell’intera Irpef nazionale. È la denuncia arrivata da Mario Cuzzilla, presidente della Cida, la Confederazione italiana dei dirigenti e delle alte professionalità, che ha acceso i riflettori sullo squilibrio del sistema fiscale del Paese.

Secondo quanto dichiarato da Cuzzilla, il peso dell’imposta sul reddito delle persone fisiche continua a gravare in modo sproporzionato su una fascia ristretta di contribuenti, mentre la maggioranza della popolazione fiscale contribuisce in misura marginale al gettito complessivo. Una situazione che, a suo dire, richiede un intervento strutturale e un cambio di rotta nella politica tributaria nazionale.

Un tema che riguarda anche la Gallura

La questione, pur avendo una dimensione nazionale, non è priva di ricadute sui territori periferici come la Gallura e la Costa Smeralda, dove il tessuto economico è composto in larga parte da professionisti, dirigenti d’azienda e lavoratori autonomi legati al turismo, all’edilizia e ai servizi. Un sistema fiscale percepito come squilibrato può incidere sulle scelte di investimento e sulla permanenza di figure professionali qualificate in aree già segnate da fenomeni di spopolamento e da una stagionalità economica marcata.

Cuzzilla, nel suo intervento, ha sottolineato come la concentrazione del carico fiscale su una minoranza di contribuenti rischi di disincentivare la produttività e di alimentare fenomeni di elusione o trasferimento all’estero di figure ad alto reddito. Una dinamica che, se confermata nel tempo, potrebbe avere effetti anche su realtà economiche locali fortemente dipendenti da investimenti privati, come quelle turistiche della Costa Smeralda.

La richiesta di riforma

Il presidente della Cida ha chiesto un ripensamento complessivo della struttura Irpef, con l’obiettivo di distribuire in modo più equilibrato il peso fiscale tra le diverse fasce di reddito. Una riforma che, secondo l’organizzazione, dovrebbe tenere conto delle specificità produttive del Paese, comprese quelle dei territori a vocazione turistica come la Gallura, dove il rapporto tra pressione fiscale e capacità di investimento resta un nodo centrale per lo sviluppo locale.

Il dibattito sulla riforma fiscale, avviato a livello nazionale, potrebbe nei prossimi mesi tornare al centro del confronto politico, con possibili ricadute anche sulle categorie professionali e imprenditoriali presenti sul territorio olbiese e gallurese.