Operare il cervello mantenendo il paziente sveglio durante l’intervento: è questo il tema al centro di un congresso della Società Italiana di Neurochirurgia (Sinch) che si è svolto a Catania, riunendo specialisti da tutta Italia per discutere delle tecniche più avanzate in questo campo della medicina.
La cosiddetta “awake surgery” è una procedura chirurgica che permette ai neurochirurghi di monitorare in tempo reale le funzioni cerebrali del paziente durante la rimozione di tumori o lesioni situate in aree del cervello particolarmente delicate, come quelle legate al linguaggio, al movimento o alla memoria. Il paziente, sedato ma vigile, viene sottoposto a test cognitivi e motori mentre l’equipe medica interviene, riducendo così il rischio di danni permanenti alle funzioni vitali.
Una tecnica sempre più diffusa
Negli ultimi anni questa metodologia si è progressivamente affermata nei principali centri neurochirurgici italiani, offrendo maggiori garanzie di sicurezza rispetto agli interventi tradizionali in anestesia totale. Il congresso catanese ha rappresentato un’occasione di confronto tra professionisti per condividere protocolli, esperienze cliniche e innovazioni tecnologiche applicate a questo tipo di chirurgia.
Le implicazioni per il territorio gallurese
Il tema assume particolare rilevanza anche per i residenti di Olbia, della Gallura e della Costa Smeralda. Il territorio non dispone infatti di reparti di neurochirurgia, e i pazienti che necessitano di interventi complessi al cervello devono essere trasferiti verso i centri specializzati di Sassari, Cagliari o, in alcuni casi, verso strutture del continente.
Questa condizione comporta disagi logistici ed economici per le famiglie, oltre a tempi di attesa che in alcune circostanze possono incidere sull’esito delle cure. La discussione su tecniche innovative come la chirurgia a paziente sveglio, seppur svoltasi lontano dall’Isola, riguarda quindi indirettamente anche la Sardegna settentrionale, dove da tempo si discute della necessità di potenziare i servizi sanitari specialistici disponibili sul territorio, per ridurre la dipendenza dai grandi centri ospedalieri fuori provincia.
Al momento non sono stati resi noti eventuali collegamenti diretti tra i centri sanitari gallurese e le iniziative presentate al congresso catanese, ma l’evento conferma quanto la neurochirurgia sia un ambito in costante evoluzione, con ricadute che interessano l’intero panorama sanitario nazionale, comprese le aree periferiche come quella olbiese.
