Bortigiadas punta sulle case vuote per invertire la rotta dello spopolamento. L’amministrazione comunale ha avviato una ricognizione degli immobili disabitati presenti nel centro storico del paese, con l’obiettivo di individuare edifici da recuperare e destinare a nuovi residenti o a progetti di rigenerazione urbana.
Il piccolo centro gallurese, come molti comuni dell’entroterra sardo, fa i conti da anni con un calo costante della popolazione. I giovani si trasferiscono verso i centri più grandi della Gallura, Olbia in primis, o lasciano l’isola per motivi di studio e lavoro, lasciando vuote decine di abitazioni un tempo abitate da famiglie intere.
La strategia contro lo spogliamento demografico
Mappare il patrimonio immobiliare inutilizzato rappresenta il primo passo di un percorso più ampio. L’idea è quella di conoscere con precisione quante case sono disabitate, in che stato di conservazione si trovano e a chi appartengono, per poi valutare possibili strumenti di incentivo: dagli sgravi fiscali per chi decide di ristrutturare, fino a iniziative di vendita o affitto a condizioni agevolate per attrarre nuove famiglie o attività economiche.
Si tratta di un modello già sperimentato in altri piccoli comuni sardi e italiani, dove il recupero delle abitazioni abbandonate viene utilizzato come leva per il ripopolamento e per rivitalizzare i centri storici, spesso a rischio di degrado proprio a causa dell’abbandono prolungato.
Le implicazioni per il territorio
Per un comune di piccole dimensioni come Bortigiadas, arginare la fuga di residenti significa anche salvaguardare servizi essenziali, scuole, attività commerciali e identità culturale del paese. Il fenomeno dello spopolamento riguarda del resto buona parte dei borghi dell’entroterra gallurese, stretti tra l’attrattività della costa e delle città più grandi e le difficoltà di chi vive nelle zone interne, spesso penalizzate da collegamenti carenti e minori opportunità lavorative.
Il censimento delle case vuote potrebbe quindi diventare il punto di partenza per politiche più strutturate, capaci di offrire risposte concrete a chi vorrebbe stabilirsi in questi territori, valorizzando un patrimonio abitativo altrimenti destinato all’abbandono.
