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Turismo predatorio: da Gallura e Costa Smeralda a Durazzo

Il fenomeno del cosiddetto “turismo predatorio” non conosce confini e, secondo quanto emerso, starebbe replicando in Albania alcune dinamiche già osservate lungo le coste della Gallura e della Costa Smeralda. Il riferimento è alle pratiche di sfruttamento intensivo del territorio costiero, con prezzi anomali, cementificazione selvaggia e pressione ambientale che negli ultimi anni hanno interessato anche il litorale di Durazzo.

Un modello che si esporta

In Gallura il tema del turismo predatorio è da tempo al centro del dibattito pubblico: aumento vertiginoso dei prezzi in alta stagione, occupazione abusiva di spiagge, pratiche commerciali scorrette ai danni dei visitatori e pressione edilizia sulle zone costiere sono elementi ricorrenti nelle segnalazioni raccolte da associazioni di categoria e comitati locali. Secondo quanto riferito, meccanismi analoghi si starebbero sviluppando anche a Durazzo, città balneare albanese diventata negli ultimi anni meta di un turismo di massa in rapida crescita.

Il parallelo tra le due realtà non è casuale: entrambe le destinazioni condividono un boom turistico relativamente recente, un’espansione edilizia non sempre regolata e un afflusso stagionale che mette sotto pressione infrastrutture e risorse ambientali. In entrambi i casi, secondo osservatori locali, il rischio è quello di un modello di sviluppo turistico non sostenibile, dove il profitto di breve periodo prevale sulla tutela del territorio e sulla qualità dell’accoglienza.

Le implicazioni per la Gallura

Per il territorio gallurese la vicenda assume un valore anche simbolico. Da anni amministratori locali e operatori del settore turistico denunciano la necessità di regole più stringenti per contrastare pratiche scorrette che danneggiano l’immagine della destinazione e, di riflesso, l’intero comparto ricettivo. La comparazione con casi analoghi all’estero, come quello albanese, riporta al centro dell’attenzione la questione della regolamentazione del turismo costiero: dai controlli sulle strutture ricettive non autorizzate alla tutela del paesaggio, fino alla gestione sostenibile dei flussi turistici nei mesi estivi.

Resta da capire se e come le istituzioni locali, in Gallura come sulla costa albanese, decideranno di intervenire con misure più incisive per arginare un fenomeno che, se non affrontato, rischia di compromettere nel lungo periodo l’attrattività stessa dei territori coinvolti.