Una nuova proposta di turismo culturale invita a conoscere la Sardegna andando oltre il richiamo delle spiagge, seguendo la suddivisione storica dell’isola in trenta regioni tradizionali. Tra queste, la Gallura occupa un posto di rilievo, con Olbia come porta d’accesso e la Costa Smeralda come vetrina internazionale.
La guida propone un itinerario che attraversa il territorio gallurese toccando i centri principali: da Olbia, snodo di collegamenti marittimi e aerei, si arriva ad Arzachena e ai suoi monumenti megalitici, fino a Porto Cervo, Porto Rotondo e Baja Sardinia, cuore della Costa Smeralda conosciuta in tutto il mondo per il turismo d’élite.
Il patrimonio dell’entroterra gallurese
L’itinerario non si limita alla costa. Tempio Pausania viene presentata come tappa d’obbligo per chi vuole scoprire il volto più autentico della Gallura, tra architetture in granito, il centro storico e le tradizioni legate alla lavorazione della pietra e del sughero. Nella stessa area rientrano i comuni di Golfo Aranci, Loiri Porto San Paolo, San Teodoro e Budoni, spesso associati alle spiagge ma ricchi anche di siti archeologici e percorsi naturalistici meno noti al turismo di massa.
Un capitolo specifico è dedicato all’arcipelago della Maddalena e a Santa Teresa Gallura, estremo lembo nord dell’isola, punto di partenza per le traversate verso la Corsica e affacciato sulle Bocche di Bonifacio.
Un turismo diverso, tutto l’anno
La logica alla base di questa suddivisione in regioni storiche è quella di offrire ai visitatori un modo diverso di leggere il territorio, superando la classificazione puramente amministrativa o balneare. Per la Gallura significa mettere in luce un patrimonio che va dai nuraghi alle chiese romaniche, dai centri storici ai paesaggi granitici che caratterizzano l’entroterra tra Arzachena e Tempio Pausania.
Per l’economia locale, iniziative di questo tipo rappresentano un’opportunità per allungare la stagione turistica, incentivando visite anche nei mesi meno affollati dell’anno. Un tema che negli ultimi anni è tornato al centro del dibattito tra operatori del settore e amministrazioni locali, alla ricerca di strategie per valorizzare l’entroterra e non solo le località costiere più conosciute.
