“Fit una die de ‘eranu”, letteralmente “Fu un giorno di primavera”: è questo il titolo di un componimento in lingua gallurese che sta circolando tra gli appassionati di cultura e tradizioni locali, riportando l’attenzione sull’idioma parlato storicamente a Olbia, Tempio Pausania, Arzachena e nel resto del territorio gallurese.
Il gallurese, variante linguistica di matrice corso-sarda diffusa nella parte nord-orientale dell’isola, rappresenta da sempre un elemento identitario forte per le comunità locali. Testi come questo, che richiamano immagini stagionali e paesaggistiche tipiche della Gallura, continuano a essere tramandati e valorizzati soprattutto grazie all’impegno di associazioni culturali, scuole e cultori della lingua.
Un patrimonio da difendere
Negli ultimi anni il gallurese ha conosciuto un rinnovato interesse, complice anche il riconoscimento, a livello regionale, delle lingue e dei dialetti sardi come patrimonio culturale da tutelare. Comuni come Olbia, Tempio Pausania, La Maddalena e Santa Teresa Gallura hanno visto nascere iniziative di promozione linguistica, dai corsi nelle scuole ai concorsi letterari dedicati a testi in lingua locale.
Componimenti come “Fit una die de ‘eranu” si inseriscono in questo filone di riscoperta, testimoniando come la lingua gallurese non sia soltanto un retaggio del passato, ma uno strumento ancora vivo di espressione poetica e narrativa.
La conservazione di questi testi, spesso tramandati oralmente o raccolti in piccole pubblicazioni locali, rappresenta una sfida culturale importante per l’intera Gallura, dove le nuove generazioni mostrano un interesse crescente verso le proprie radici linguistiche, anche grazie a iniziative digitali e social che favoriscono la diffusione di contenuti in dialetto.
