Cultura

Olbia, la Pro Loco apre le porte al Pozzo sacro di Sa Testa

Un nuovo viaggio nella storia più antica di Olbia. La Pro Loco cittadina organizza una visita guidata al Pozzo sacro di Sa Testa, tra i siti archeologici più rilevanti del territorio gallurese, per far conoscere a residenti e turisti uno dei luoghi simbolo della civiltà nuragica in Sardegna.

Il Pozzo sacro di Sa Testa si trova nelle campagne olbiesi, lungo la strada che collega la città alla zona di Pittulongu, e rappresenta una testimonianza fondamentale dell’architettura religiosa nuragica legata al culto dell’acqua. Il monumento, databile all’età del Bronzo, è costituito da un atrio, una scala e una camera circolare con copertura a tholos, dove un tempo sgorgava l’acqua sacra utilizzata per i riti propiziatori.

Un patrimonio da valorizzare

L’iniziativa della Pro Loco si inserisce in un percorso più ampio di promozione dei beni archeologici del territorio olbiese, spesso poco conosciuti nonostante il loro valore storico e culturale. Il Pozzo sacro di Sa Testa, insieme ad altri siti nuragici della Gallura, testimonia l’importanza che la zona rivestiva già migliaia di anni fa come punto di incontro tra comunità e territorio.

Le visite guidate rappresentano un’occasione per riscoprire le radici identitarie di Olbia, troppo spesso offuscate dal richiamo turistico balneare della Costa Smeralda e del Golfo. Attraverso iniziative come questa, la Pro Loco punta a creare un turismo culturale diffuso, capace di valorizzare anche i mesi di bassa stagione e offrire ai visitatori un’immagine più completa e autentica del territorio.

Il sito, gestito dal Comune di Olbia, è normalmente visitabile e si inserisce in un circuito archeologico che comprende anche altre testimonianze nuragiche presenti nell’agro cittadino. La valorizzazione di questi luoghi è da tempo al centro del dibattito locale su come coniugare sviluppo turistico e tutela del patrimonio storico.

L’appuntamento con la Pro Loco si propone così come un’occasione per cittadini, famiglie e turisti di approfondire la conoscenza di un luogo che, seppur meno noto rispetto ad altri siti archeologici sardi, conserva un fascino intatto legato al rapporto ancestrale tra l’uomo e l’acqua sacra.