“Fit una die de ‘eranu”, era un giorno di primavera: un verso semplice, ma carico di significato, che richiama la tradizione poetica gallurese e la sua capacità di raccontare il territorio attraverso immagini legate alle stagioni e alla vita quotidiana.
L’espressione, tipica del gallurese parlato e scritto nei componimenti popolari, rientra in quel filone di poesia dialettale che da decenni accompagna la vita culturale di Olbia e dei paesi della Gallura, dove la lingua locale continua a essere veicolo di memoria collettiva e identità.
Una tradizione che resiste
La poesia in lingua gallurese ha radici profonde nel territorio che va da Tempio Pausania a Olbia, passando per i piccoli centri dell’entroterra. Versi come questo, spesso tramandati oralmente o raccolti in antologie locali, continuano a essere recitati durante sagre, incontri culturali e rassegne dedicate alla lingua sarda e alle sue varianti.
Negli ultimi anni, diverse associazioni culturali della Gallura si sono impegnate nella salvaguardia di questo patrimonio, promuovendo laboratori, letture pubbliche e progetti didattici nelle scuole per avvicinare le nuove generazioni al gallurese, lingua che rischia altrimenti di perdere parlanti nel tempo.
Il valore identitario della lingua locale
Espressioni come “Fit una die de ‘eranu” non sono soltanto frammenti letterari, ma testimonianze di un modo di vivere e raccontare il territorio che affonda le radici nella cultura contadina e pastorale della Gallura. La primavera, stagione di rinascita, è da sempre tema ricorrente nella poesia popolare sarda, simbolo di speranza e rinnovamento.
Secondo quanto emerso da ambienti culturali locali, la riscoperta di questi versi rientra in un più ampio sforzo di valorizzazione linguistica che coinvolge comuni, biblioteche e associazioni di tutta la Gallura, da Arzachena a Santa Teresa Gallura, impegnati a non disperdere un patrimonio orale che rischia l’oblio.
