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Orbitopatia basedowiana, al via in Sardegna la cura con teprotumumab

Il Policlinico Duilio Casula di Cagliari ha avviato la prima terapia in Sardegna con teprotumumab, farmaco di nuova generazione indicato per la cura dell’orbitopatia basedowiana. Si tratta di una novità assoluta per il sistema sanitario regionale, che per la prima volta mette a disposizione dei pazienti sardi un trattamento fino ad oggi accessibile solo in pochi centri italiani.

Cos’è l’orbitopatia basedowiana

L’orbitopatia basedowiana è una malattia autoimmune che colpisce i tessuti molli attorno agli occhi, spesso associata al morbo di Graves-Basedow, la forma più comune di ipertiroidismo di origine autoimmune. La patologia provoca infiammazione e rigonfiamento dei muscoli e del grasso orbitario, con sintomi che vanno dalla protrusione dei bulbi oculari (esoftalmo) a gonfiore palpebrale, arrossamento, dolore e, nei casi più gravi, riduzione della vista fino al rischio di compromissione permanente della funzionalità visiva.

Si tratta di una condizione che, oltre all’impatto fisico, ha ripercussioni significative sulla qualità della vita dei pazienti, con conseguenze anche dal punto di vista estetico e psicologico. Fino a poco tempo fa le opzioni terapeutiche disponibili erano limitate a cortisonici, radioterapia orbitaria o interventi chirurgici nei casi più severi, senza però agire direttamente sulle cause biologiche della malattia.

Il farmaco e la novità per la Sardegna

Il teprotumumab è un anticorpo monoclonale che agisce bloccando un recettore coinvolto nei meccanismi infiammatori alla base dell’orbitopatia, offrendo per la prima volta una terapia mirata capace di ridurre l’infiammazione e, in molti casi, anche la protrusione oculare. L’introduzione del farmaco al Policlinico Duilio Casula rappresenta un passo avanti importante per l’offerta sanitaria sarda, che finora costringeva i pazienti affetti da questa patologia a rivolgersi a centri specializzati fuori regione, con tutti i disagi legati agli spostamenti e ai costi aggiuntivi.

Per i cittadini della Gallura e della Costa Smeralda, che per patologie di questo tipo si trovano spesso a dover raggiungere Cagliari o addirittura strutture fuori dall’isola, la disponibilità della terapia nel capoluogo regionale rappresenta comunque un passo in avanti rispetto alla necessità di rivolgersi a centri specialistici della Penisola. Resta da capire, nei prossimi mesi, se e come il nuovo trattamento potrà essere esteso anche attraverso percorsi di presa in carico che coinvolgano le strutture ospedaliere del nord Sardegna, in un’ottica di maggiore equità nell’accesso alle cure innovative su tutto il territorio regionale.