Olbia torna al centro del dibattito sul futuro dell’istruzione universitaria in Gallura. Il movimento TAG ha rivolto un appello diretto al rettore Chessa, chiedendo un impegno concreto per rafforzare, e non ridimensionare, la presenza universitaria sul territorio gallurese.
Il messaggio lanciato dal TAG è sintetico ma netto: “La Gallura ha bisogno di più Università, non di meno”. Una frase che racchiude le preoccupazioni di una parte della comunità locale rispetto a possibili tagli o ridimensionamenti dei corsi decentrati che, negli anni, hanno permesso a centinaia di studenti del Nord Sardegna di seguire percorsi di laurea senza doversi trasferire a Sassari o fuori regione.
Il valore dei poli decentrati
La sede universitaria olbiese rappresenta da tempo un punto di riferimento per le famiglie della Gallura, della Costa Smeralda e dei comuni limitrofi. Poter studiare vicino casa significa minori costi per gli studenti e le loro famiglie, oltre a una maggiore possibilità di conciliare studio e lavoro, soprattutto per chi proviene da contesti economicamente più fragili.
Secondo quanto sostenuto dal TAG, ridurre l’offerta formativa decentrata rischierebbe di accentuare lo spopolamento giovanile del territorio, spingendo sempre più ragazzi a trasferirsi altrove per completare gli studi, con il concreto pericolo che molti di loro non facciano più ritorno in Gallura una volta laureati.
Le implicazioni per il territorio
La questione tocca un nervo scoperto del Nord Sardegna: la capacità di trattenere capitale umano e competenze in un’area già segnata da criticità infrastrutturali e da un tessuto economico che fatica a creare opportunità qualificate per i giovani laureati. Un’università forte e radicata viene vista dal movimento come leva strategica per lo sviluppo futuro di Olbia e dei comuni della Gallura.
L’appello al rettore Chessa si inserisce in un più ampio confronto, non nuovo, tra le esigenze dei territori periferici e le logiche di razionalizzazione delle risorse universitarie, spesso concentrate nei poli principali. Resta ora da capire quale sarà la risposta dell’ateneo e se l’appello troverà un riscontro concreto nelle scelte sulla programmazione dei corsi per i prossimi anni accademici.
