Cronaca

Tar riconosce nesso tra tumore e missioni militari

Cagliari – Il Tribunale amministrativo regionale della Sardegna ha accertato la responsabilità del ministero della Difesa nel caso di un militare che ha sviluppato un tumore in seguito a missioni operative svolte durante il servizio. La pronuncia dei giudici amministrativi riconosce il nesso di causalità tra la patologia e le condizioni di esposizione affrontate durante gli incarichi istituzionali.

La sentenza si inserisce in un filone giudiziario che negli ultimi anni ha visto diversi tribunali italiani chiamati a pronunciarsi sui cosiddetti “casi uranio”, vicende che coinvolgono militari impiegati in teatri operativi esteri e successivamente colpiti da gravi malattie oncologiche o onco-ematologiche.

Il tema in Sardegna

La questione ha una rilevanza particolare per l’isola, che ospita diverse strutture militari e poligoni di addestramento, dal poligono interforze di Salto di Quirra al poligono di Teulada, oltre a basi e installazioni presenti anche in Gallura e nell’arcipelago della Maddalena, storicamente sede di presidi della Marina militare. Negli anni passati l’area gallurese e quella dell’arcipelago sono state più volte oggetto di indagini e approfondimenti legati alla presenza di sostanze potenzialmente nocive derivanti da attività militari.

Il riconoscimento da parte del Tar cagliaritano rappresenta un precedente significativo per tutti i militari sardi, compresi quelli originari della Gallura e della Costa Smeralda, che negli anni hanno prestato servizio in missioni internazionali e che potrebbero trovarsi in situazioni analoghe. La pronuncia apre la strada a un possibile riconoscimento di responsabilità anche in altri casi pendenti davanti alla giustizia amministrativa.

Le implicazioni

Al di là del singolo caso, la decisione riaccende il dibattito sulla tutela sanitaria del personale militare impiegato in zone a rischio, sulla trasparenza riguardo alle sostanze utilizzate durante le operazioni e sulla necessità di controlli sanitari più approfonditi per chi ha prestato servizio in contesti potenzialmente pericolosi. Associazioni di familiari di militari e reduci seguono da tempo l’evolversi di queste vicende giudiziarie, chiedendo maggiore attenzione istituzionale sul fronte della prevenzione e del risarcimento dei danni subiti.

Non sono ancora stati resi noti dettagli ulteriori sul procedimento, né indicazioni su eventuali ricorsi da parte dell’amministrazione della Difesa.