Oltre 24mila bar hanno chiuso i battenti in Italia nell’arco di sei anni. Il dato, che fotografa una tenuta sempre più difficile per uno dei settori simbolo della socialità italiana, riguarda l’intero territorio nazionale ma trova eco anche in Gallura e nella Costa Smeralda, dove il comparto della ristorazione leggera rappresenta un pilastro dell’economia turistica e della vita quotidiana dei residenti.
Un settore sotto pressione
Le cause della crisi sono molteplici e si intrecciano tra loro: l’aumento dei costi energetici, il rincaro delle materie prime, l’inflazione che ha ridotto il potere d’acquisto dei consumatori e un cambiamento generazionale nelle abitudini di consumo. Sempre meno italiani, soprattutto tra i più giovani, frequentano il bar come luogo di ritrovo quotidiano, preferendo consumi domestici o alternative digitali.
A questo si aggiunge la difficoltà di reperire personale, un problema che in territori a forte vocazione turistica come Olbia, Arzachena e Porto Cervo si acuisce nei mesi estivi, quando la domanda di manodopera stagionale supera l’offerta disponibile.
Le ricadute sul territorio gallurese
In Gallura il bar non è solo un esercizio commerciale, ma un presidio sociale, spesso l’unico punto di aggregazione nei centri più piccoli dell’entroterra, da Tempio Pausania ai paesi minori. La chiusura di queste attività, quando avviene, non incide soltanto sull’economia locale ma anche sulla tenuta sociale delle comunità, privando spesso gli anziani e i residenti di un luogo di incontro quotidiano.
Diverso il discorso per le zone a forte vocazione turistica, come Porto Cervo, Baja Sardinia e Porto Rotondo, dove la stagionalità permette in alcuni casi di compensare i costi crescenti con un’intensa attività estiva. Resta però il nodo della sostenibilità economica nei mesi di bassa stagione, quando molti esercizi devono fare i conti con flussi ridotti e spese fisse che non si azzerano.
Le prospettive
Gli operatori del settore, anche a livello locale, chiedono da tempo interventi mirati: sostegno sui costi energetici, semplificazioni burocratiche e politiche di sviluppo che tengano conto delle specificità dei territori a forte stagionalità turistica come la Costa Smeralda e la Gallura. Senza correttivi, avvertono le associazioni di categoria, il trend di chiusure rischia di proseguire, con ricadute dirette sull’occupazione e sui servizi offerti a residenti e turisti.
