Il Novecento sardo torna al centro dell’attenzione di studiosi e ricercatori provenienti da tutta Italia, chiamati a raccontare un secolo attraverso le figure che lo hanno reso indimenticabile. Da Gigi Riva, il “Rombo di tuono” che ha legato indissolubilmente il proprio nome al calcio isolano e alla storia del Cagliari, a Maria Carta, voce simbolo della cultura popolare sarda, il filo conduttore è la ricostruzione di un’identità collettiva fatta di sport, musica, tradizione e memoria.
Due icone, un secolo da raccontare
Gigi Riva e Maria Carta rappresentano due mondi apparentemente distanti – il calcio e la musica popolare – ma entrambi capaci di diventare patrimonio identitario per l’intera Sardegna. Il primo, arrivato dal Continente, è diventato simbolo di un’isola che negli anni Settanta ha saputo sognare in grande, fino allo storico scudetto del Cagliari. La seconda ha portato la voce della tradizione sarda oltre i confini regionali, contribuendo a far conoscere canti, riti e sonorità dell’isola a un pubblico nazionale e internazionale.
Attraverso il confronto tra studiosi di diverse discipline – storia, sociologia, musicologia, giornalismo sportivo – l’obiettivo è ricostruire il contesto sociale e culturale che ha reso possibile l’affermazione di questi personaggi, e comprendere quanto la loro eredità sia ancora viva nella Sardegna contemporanea, compresa la Gallura.
Un secolo di trasformazioni
Il Novecento è stato per la Sardegna il secolo delle grandi trasformazioni: dall’isolamento geografico e culturale all’apertura verso il resto del Paese, passando per l’emigrazione, lo sviluppo del turismo e la nascita di una nuova coscienza identitaria. Figure come Riva e Carta si inseriscono in questo percorso come punti di riferimento capaci di unire generazioni diverse, testimoniando come lo sport e la cultura popolare abbiano contribuito a costruire un’immagine della Sardegna riconoscibile ben oltre i suoi confini.
L’iniziativa che riunisce gli studiosi si propone dunque non solo come momento celebrativo, ma come occasione di riflessione storica e culturale, utile a comprendere le radici di un’identità regionale che continua a interrogarsi sul proprio passato per orientare il futuro, anche in territori come quello gallurese, spesso protagonisti di analoghe dinamiche di cambiamento sociale ed economico nel corso del secolo scorso.
