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Kiev, l’oncologa: “La ricerca sui tumori non si ferma in guerra”

Kiev – Nonostante i bombardamenti, i blackout e le difficoltà logistiche che da anni segnano la vita quotidiana in Ucraina, la ricerca oncologica nel Paese non si è fermata. È quanto emerge dalla testimonianza di un’oncologa di Kiev, che ha voluto raccontare come medici e ricercatori ucraini continuino a lavorare per curare i pazienti malati di tumore e a proseguire gli studi scientifici anche in condizioni estreme.

La specialista ha spiegato che il conflitto, iniziato nel febbraio 2022, ha stravolto il sistema sanitario ucraino su più fronti: dalla carenza di personale, in parte arruolato o fuggito all’estero, alle interruzioni nella catena di approvvigionamento di farmaci e attrezzature, fino ai danni subiti da alcune strutture ospedaliere colpite direttamente o indirettamente dagli attacchi.

La resilienza della sanità ucraina

Secondo quanto raccontato, i centri oncologici ucraini hanno dovuto reinventare le proprie modalità operative: turni di lavoro adattati ai blackout elettrici, protocolli di emergenza per garantire la continuità delle terapie salvavita come la chemioterapia e la radioterapia, e un costante sforzo per mantenere aggiornati i protocolli di cura in linea con gli standard internazionali.

La testimonianza dell’oncologa restituisce l’immagine di una comunità medica che, pur tra le macerie di una guerra che dura da oltre tre anni, non ha interrotto il proprio impegno scientifico. Un dato che assume un valore simbolico: la lotta contro il cancro come atto di resistenza silenziosa, parallela a quella sul fronte militare.

Un tema che riguarda tutti

La vicenda, pur lontana geograficamente dalla Gallura e dalla Costa Smeralda, tocca un tema universale: quello della cura oncologica come diritto da garantire anche nei contesti più difficili. Le testimonianze come questa, raccolte in ambito internazionale, contribuiscono a mantenere l’attenzione pubblica sulle conseguenze sanitarie dei conflitti, che spesso restano in secondo piano rispetto al racconto militare e politico della guerra.

La comunità scientifica internazionale, inclusi centri di ricerca italiani, ha in più occasioni espresso solidarietà e sostegno ai colleghi ucraini, sottolineando l’importanza della collaborazione scientifica anche in tempo di guerra per non interrompere il progresso nella lotta contro i tumori.