Le baie da cartolina della Costa Smeralda e della Gallura si trasformano, nei giorni di punta dell’estate, in veri e propri parcheggi galleggianti. A denunciarlo sono immagini e video che circolano mostrando calette un tempo simbolo di acque cristalline ora sature di imbarcazioni ormeggiate a ridosso l’una dell’altra.
Il fenomeno riguarda in particolare gli specchi d’acqua più fotografati e ricercati del litorale gallurese, meta ogni anno di migliaia di diportisti provenienti da tutta Italia e dall’estero. Yacht, barche a vela e motoscafi si accalcano in spazi ristretti, riducendo drasticamente la superficie di mare libero e mettendo a dura prova gli ecosistemi costieri.
Un problema noto, ma sempre più evidente
Non si tratta di una novità assoluta per chi frequenta le coste della Costa Smeralda e della Gallura durante i mesi estivi. Da anni gli operatori del settore turistico e ambientale segnalano il rischio di un sovraffollamento che rischia di compromettere l’attrattiva stessa dei luoghi, oltre che l’equilibrio naturale di fondali e praterie di posidonia, particolarmente sensibili al passaggio e all’ancoraggio incontrollato delle imbarcazioni.
Le calette più piccole, incastonate tra scogliere e macchia mediterranea, sono quelle che pagano il prezzo più alto: la loro conformazione naturale, pensata per accogliere un numero limitato di barche, si scontra con un afflusso che nei weekend di alta stagione può risultare insostenibile.
Le implicazioni per il territorio
La questione non è solo estetica o legata alla fruibilità turistica. L’eccessiva concentrazione di natanti in spazi ristretti comporta rischi concreti per la sicurezza della navigazione, oltre a un impatto ambientale che si somma alle pressioni già note su un ecosistema costiero fragile.
Diverse aree marine protette della Gallura hanno già introdotto sistemi di regolamentazione degli accessi, con boe di ormeggio contingentate e limiti al numero di imbarcazioni ammesse contemporaneamente. Resta però il nodo delle acque libere, dove il controllo è più complesso e affidato principalmente alla Guardia Costiera.
Il tema si ripropone puntualmente ogni estate, alimentando il dibattito su come conciliare la vocazione turistica del territorio, che rappresenta una risorsa economica fondamentale per l’intera Gallura, con la necessità di tutelare un patrimonio naturale unico e sempre più esposto alle pressioni di un turismo di massa.
