Cronaca

Sabbia e un chilo di caviale in valigia: sequestri a Olbia

Doppio sequestro all’aeroporto di Olbia Costa Smeralda, dove i controlli sui bagagli dei passeggeri in partenza hanno portato al ritrovamento di sabbia prelevata dalle spiagge della Sardegna e di oltre un chilo di caviale privo della documentazione necessaria.

Le verifiche sono state effettuate dai finanzieri in servizio nello scalo gallurese, punto di passaggio obbligato per migliaia di turisti che ogni anno lasciano l’isola al termine delle vacanze. Tra i controlli di routine sui bagagli in partenza, gli operatori hanno individuato quantitativi di sabbia sottratta dagli arenili sardi, materiale che alcuni viaggiatori continuano a portare via come souvenir nonostante i divieti in vigore.

Il divieto sulla sabbia

La normativa regionale che vieta l’asportazione di sabbia, ciottoli e conchiglie dalle spiagge sarde è in vigore da anni ed è pensata per contrastare il depauperamento degli arenili, fenomeno che negli anni ha interessato in particolare le spiagge più celebri della Gallura e della Costa Smeralda. Le sanzioni per chi viene sorpreso con sabbia nel bagaglio possono essere pesanti, e i sequestri all’aeroporto olbiese non sono un caso isolato: periodicamente le forze dell’ordine intercettano passeggeri che tentano di portare a casa un “pezzo” di spiaggia sarda, spesso ignari delle conseguenze legali.

Oltre un chilo di caviale sequestrato

Il secondo sequestro riguarda invece un quantitativo di caviale superiore al chilogrammo, trovato privo delle certificazioni richieste per il trasporto. Il caviale, ricavato dalle uova di storione, è un prodotto sottoposto a specifiche normative internazionali a tutela delle specie protette: la sua importazione ed esportazione richiede documentazione CITES che ne attesti la provenienza legale, proprio per contrastare il commercio illegale legato al declino delle popolazioni di storione in molte aree del mondo.

La merce priva dei documenti necessari è stata sequestrata e sono ora in corso gli accertamenti per verificarne la provenienza e stabilire eventuali responsabilità.

Il duplice episodio conferma come lo scalo di Olbia resti un punto di controllo strategico non solo per la sicurezza dei voli, ma anche per la tutela del patrimonio naturale dell’isola e per il contrasto a traffici che coinvolgono prodotti soggetti a normative internazionali.