Cronaca

Gonna obbligatoria e tatuaggi vietati: Silp Cgil, “è discriminatorio”

Divieto di tatuaggi visibili e obbligo di gonna per le agenti donne durante le cerimonie ufficiali: è quanto previsto dalle nuove disposizioni sulle uniformi di rappresentanza della Polizia di Stato, contestate dal sindacato Silp Cgil, che ha parlato apertamente di norma discriminatoria.

Il regolamento, destinato al personale impiegato in occasioni pubbliche e cerimoniali, stabilisce che le donne in servizio debbano indossare la gonna come parte integrante della divisa e vieta la presenza di tatuaggi visibili, a prescindere dal grado o dal ruolo ricoperto. Una prescrizione che, secondo il sindacato, penalizza in particolare il personale femminile, imponendo un codice estetico ritenuto anacronistico rispetto alle esigenze operative e alla libertà individuale.

La posizione del sindacato

Silp Cgil ha definito la norma un passo indietro sul piano della parità di genere all’interno delle forze dell’ordine, chiedendo una revisione del regolamento. Secondo il sindacato, imporre un abbigliamento specifico solo alle donne, senza un’equivalente disposizione per gli uomini, configura una disparità di trattamento che non trova giustificazione in ragioni di servizio o sicurezza.

La questione dei tatuaggi, inoltre, viene ritenuta anacronistica da chi contesta la misura: negli ultimi anni molte amministrazioni pubbliche e private hanno progressivamente eliminato simili restrizioni, considerandole superate rispetto ai cambiamenti sociali e culturali in atto.

Le ricadute sul territorio

Le nuove disposizioni riguardano l’intero corpo della Polizia di Stato e coinvolgono quindi anche le agenti in servizio nei commissariati e nei presidi della Gallura, compresi quelli attivi a Olbia, Tempio Pausania e negli altri centri del territorio. Per il personale femminile impegnato in cerimonie pubbliche, cortei istituzionali o eventi ufficiali, la norma si tradurrebbe in un obbligo di uniformarsi al dettato regolamentare, indipendentemente dalle proprie preferenze personali.

La vicenda ha riacceso il dibattito sulla necessità di regole uniformi e non discriminatorie all’interno delle forze dell’ordine, un tema che negli ultimi anni è stato più volte sollevato dai sindacati di categoria in relazione a divise, orari e condizioni di lavoro del personale femminile.

Al momento non risultano annunciate modifiche al regolamento contestato, mentre il confronto tra sindacati e amministrazione resta aperto.