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Medicina digitale, l’Ordine dei medici: “Il giudizio clinico resta umano”

La trasformazione digitale della medicina torna al centro del confronto tra gli ordini professionali sanitari. Antonio Magi, presidente dell’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri di Roma (Omceo), è intervenuto sul tema dell’atto medico nell’era digitale, sottolineando come il giudizio clinico debba restare una prerogativa umana, non delegabile agli strumenti tecnologici.

La sfida delle nuove tecnologie in sanità

Intelligenza artificiale, telemedicina, cartelle cliniche elettroniche e algoritmi diagnostici stanno cambiando radicalmente il modo di fare medicina in tutta Italia, comprese le strutture sanitarie della Gallura e della Costa Smeralda, dove negli ultimi anni si è assistito a un progressivo ampliamento dei servizi di telemedicina e digitalizzazione dei percorsi di cura, soprattutto nei periodi di forte affluenza turistica quando la popolazione assistita cresce in modo significativo.

Secondo quanto emerso dal dibattito, la posizione della categoria medica resta chiara: gli strumenti digitali possono supportare il lavoro dei sanitari, velocizzare le diagnosi e migliorare la gestione dei dati clinici, ma non possono sostituirsi alla responsabilità e alla sensibilità del professionista nel momento della decisione clinica.

Le implicazioni per il territorio

Il tema riguarda da vicino anche la sanità locale. Ospedali e presidi sanitari di Olbia, Tempio Pausania e delle altre località della Gallura si confrontano quotidianamente con la necessità di integrare nuovi strumenti tecnologici senza però perdere il rapporto diretto tra medico e paziente, elemento considerato centrale soprattutto nella gestione di situazioni complesse o di emergenza, frequenti nei mesi estivi lungo la costa.

La discussione sull’atto medico digitale si inserisce in un più ampio processo di aggiornamento normativo e deontologico che coinvolge tutti gli ordini professionali italiani, chiamati a definire i confini tra innovazione tecnologica e responsabilità clinica, in un settore, quello sanitario, dove l’errore ha ricadute dirette sulla salute dei cittadini.

Resta dunque aperto il confronto su come conciliare efficienza digitale e centralità della persona, un equilibrio che, secondo quanto sottolineato, dovrà guidare anche le future scelte organizzative delle strutture sanitarie sarde.